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13 febbraio 2016

Nextlaw, con la propria consulenza e assistenza legale, a fianco di GVM Group

CATEGORIA :   Next StoryRassegna stampa

Gazzetta Del Mezzogiorno
5 febbraio 2016

BARI – Cambiano gli equilibri nella sanità privata pugliese. Il gruppo Gvm Care & research, che fa capo all’imprenditore romagnolo Ettore Sansavini, già presente in regione con quattro importanti cliniche accreditate, ha messo a segno un colpo destinato a lasciare il segno. Il gruppo di Lugo si è infatti assicurato la proprietà e della gestione della clinica Santa Maria di Bari, un ospedale da circa 180 posti letto convenzionato per cardiochirurgia, cardiologia interventistica, ostetricia-ginecologia (con un centro per la procreazione assistita), chirurgia ed ortopedia.

Gvm, che a livello nazionale conta su 30 ospedali, 3mila posti letto e oltre 80mila ricoveri (è presente anche in Francia, Polonia ed Albania), diventa il primo operatore sanitario privato pugliese con 576 posti letto (di cui 480 accreditati). L’acquisizione della Santa Maria sancisce dunque il sorpasso sul gruppo Cbh guidato da Max Paganini, presidente dell’Aiop Puglia, che conta poco più di 450 posti letto accreditati e che secondo voci insistenti sarebbe nel mirino di un gruppo sanitario campano.

Dal quartier generale di Lugo di Romagna non trapelano commenti sull’operazione. Posizione giustificata non tanto da (ovvie) ragioni di riservatezza, quanto forse per consentire alla proprietà uscente della Santa Maria (che fa riferimento alla presidente Elena Galluccio e alla famiglia Semeraro) di informare direttamente i propri dipendenti del passaggio di consegne.
Sansavini, sbarcato in Puglia 15 anni fa, inseguiva da tempo l’obiettivo della Santa Maria: fin da quando il suo gruppo, oltre 35 anni fa, è diventato un punto di riferimento nazionale per la cardiochirurgia e per la rete di strutture presenti in tutta Italia. Grazie all’acquisizione dell’ospedale privato barese, il gruppo romagnolo (la Puglia rappresenta un quarto del fatturato complessivo della holding) potrà consolidare il suo know how nelle discipline di cardiochirurgia ed emodinamica interventistica in Puglia. Gvm gestisce Anthea a Bari, Villa Lucia a Conversano, D’Amore a Taranto e Città di Lecce nel capoluogo salentino. Dopo l’acquisizione Gvm conterà su oltre 1.000 dipendenti in Puglia, dove ha effettuato negli ultimi anni investimenti per oltre 150 milioni: ne emerge la fotografia di un gruppo da oltre 510 posti letto organizzati secondo un modello di rete.
Nelle scorse settimane l’imprenditore romagnolo ha manifestato interesse anche all’avviso pubblico per la vendita del complesso in amministrazione straordinaria della Casa di cura Divina Provvidenza. Il termine di presentazione delle offerte scade il 12 febbraio, e riguarda l’acquisizione delle attività sanitarie nelle sedi di Bisceglie, Foggia e Potenza. I gruppi interessati dovrebbero essere non più di tre-quattro, ed è probabile che dalle offerte possa emergere uno «spezzatino» dell’ente ecclesiastico: ai privati interessano infatti le attività più remunerative, non certo il fardello da oltre 600 dipendenti che in questi anni ha prodotto un buco irreversibile nei conti. A fare gola è il tetto di spesa assegnato alla Divina Provvidenza, 70 milioni, che non è saturato (il fatturato è di circa 46): la Regione sta monitorando l’operazione proprio perché un eventuale trasferimento delle attività a privati potrebbe produrre un aggravio immediato sui conti del servizio sanitario

4 ottobre 2015

Dal peronismo al profetismo, Sfruttate irrazionalità e paure.

CATEGORIA :   Rassegna stampa

Dopo la sua partecipazione a Ecologia Vs Economia, primo appuntamento del ciclo #Nextopic, Giandomenico Amendola ha pubblicato questo fondo sulle pagine del Corriere del Mezzogiorno sui temi trattati nel dibattito.

Corriere Del Mezzogiorno
27 settembre 2015

Le proteste degli abitanti di un paesino che non vogliono che il paesaggio venga deturpato da un gasdotto o quelle di valligiani che cercano di bloccare un tracciato ferroviario ritenendo che possa danneggiare il turismo sono comprensibili. Sono reazioni che negli Stati Uniti sono state battezzate Nimby (Not In My Backyard ovvero non nel mio cortile) circa trent’anni fa. Protestare è un diritto, talvolta è persino prevedibile visto che le decisioni ambientali sono complesse e le ragioni che le supportano non sono immediatamente comprensibili per chi tecnico non è.

I problemi veri sono altrove. In altri paesi l’allarme scatta quando l’acronimo cambia è si passa dall’innocuo Nimby al minaccioso Banana (Build Absolutely Nothing Anywhere Near Anybody, cioé: non costruire assolutamente alcunché ovunque e vicino a chiunque) o al breve e perentorio Nope (Not On Planet Earth, non sul pianeta terra).

Da noi, dove spesso le leggi sono considerate non ordini ma semplici consigli, il pericolo non è nelle pur minacciose sigle ma nella capacità reale di piccoli gruppi di bloccare opere importanti e di incidere di riflesso sulla vita e sul futuro di milioni di persone. Nel Mezzogiorno movimenti locali di questo tipo si vanno moltiplicando anche per l’effetto di protagonismo che creano e la generalizzata paura per un futuro che si profila minaccioso.

Si va dalla protesta contro i gasdotti o le piattaforme marine di ricerca al rifiuto di trivelle petrolifere che in altri paesi, ugualmente affamati di fonti energetiche, avrebbero probabilmente prodotto Te Deum di ringraziamento. A dare una mano è intervenuta la politica che ha amplificato la protesta cavalcando l’onda mediatica. Il principio ultra citato per cui «è meglio un amico che un diritto» in questi casi potrebbe essere stato interpretato come «è meglio un voto che garantire (ad altri) un diritto». Probabilmente non si tratta neppure di questo visto che i voti in questione non dovrebbero essere molti e, per giunta, una volta scoppiato il caso tutti i protagonisti della politica locale si gettano sull’osso in maniera assolutamente bipartisan.

Il trionfo dei movimenti Nimby segna invece il trionfo dell’irrazionalità che inquina da tempo la nostra politica e grazie alla quale sulle macerie dei partiti è fiorito un leaderismo variamente battezzato peronismo, caudillismo, ecc. . Un altro nome potrebbe essere profetismo. Il profeta dalla cima della montagna mediatica, infatti, proclama: «Sta scritto (in questo caso nella legge) ma io vi dico». Gli ascoltatori, spesso imbevuti di una cultura ancora antindustriale e, soprattutto, spaventati dagli araldi del disastro, applaudono senza preoccuparsi delle conseguenze, per sé e soprattutto per gli altri, di ciò che sta avvenendo.Battono le mani come hanno fatto ieri ad un pretore che, con i decreti a favore della pseudo cura del cancro Di Bella, si guadagnò un seggio in Consiglio Regionale. Irrazionalità e paure pagano

18 giugno 2015

Via libera del Mise al Tap: lavori entro maggio 2016

CATEGORIA :   Rassegna stampa

Il Sole 24 Ore
21 maggio 2015, pg. 12

Ora possono partire anche in Puglia i cantieri del gasdotto Tap, destinato a portare in Italia, via Grecia, Albania e Mar Adriatico, il gas dell’Azerbaijan, approndando a San Foca, località della marina di Melendugno nel Salento. Il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, ha infatti firmato l’autorizzazione unica. È il provvedimento con cui il Mise dà il via libera ai lavori. L’atto dice che i lavori devono cominciare il 16 maggio del 2016 per concludersi a dicembre del 2020. In realtà Tap punta a iniziare i lavori già ai primi del prossimo anno per erogare il gas a gennaio 2020.

La firma della Guidi chiude un procedimento amministrativo entrato nel vivo a gennaio 2014 e che è stato tutt’altro che agevole vista la dura opposizione all’opera dichiarata per ragioni ambientali dal COmune di Melendugno e dalla Regione Puglia. Opposizione non sono manifestata nelle sedi istituzionali, ma anche portata avanti con i ricorsi alla giustizia amministrativa tra Tar e Consiglio di Stato. Si è cominciato con la Valutazione di impatto ambientale (Via) negativa espressa dalla Regione Puglia – un no consuntivo e non vincolante – e si è proseguito col diniego all’assenso, da parte della stessa Regione, alla conferenza dei servizi per il rilascio dell’autorizzazione unica da parte del Mise. Più recentemente, poi, c’è stato il tentativo del comune di Melendugno di bloccare con ordinanze l’avanzamento dei sondaggi geo-tecnici nell’area a terra itneressata dall’atraversamento dell’opera.

La costa di San Foca è stata giudicata dal ministero dell’Ambiente, che a settembre ha emesso il decreto di Via favorevole, come il miglior approdo possibile anche sotto il profilo ambientale. Nel decreto ci sono 58 prescrizioni a cui la società Tap dovrà attenersi. Intanto, dopo l’ultimo stop del Comune salentino, sono ripresi e sono quasi conclusi gli ultimi sondaggi a terra. Nel frattempo è anche arrivata l’autorizzazione paesaggistica dalla Regione Puglia per altri quattro punti interessati alle verifiche preliminari mentre il comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Lecce ha stabilito che sono idonee le distanze di sicurezza dalla condotta previste nel progetto e che non c’è bisogno di aumentarle. Esclusa anche dal ministero dell’Ambiente l’assoggettabilità del gasdotto alla direttiva Seveso sui rischi da incidente rilevante, altro motivo di opposizione avanzato da Regione Puglia e Comune di Melendugno.

Tap – azionisti Bp col 20 per cento, Socar 20, Statoil 20, Fluxys 19, Enegás 16 e Axpo 5 – ha già lancato i bandi per la prequalificazione delle imprese che dovranno posare la condotta, nonché realizare il microtunnel che attraverserà da sotto la spiaggia di San Foca e il terminale di ricezione. Completata la prequalificazione, ci sarà la gara d’appalto.

Il gasdotto trasporterà 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno (raddoppiabili). L’investimetno è di 40 miliardi di euro metre tutta l’opera si snoda per 870 chilometri di cui 520 in Grecia, 204 in Albania e 105 nell’Adriatico. È di soli 8,2 chilometri la parte on shore a meledugno. Dal terminale di ricezione sino al punto di allaccio alla rete, che è a Mesagne in provincia di Brindisi, toccherà adesso a Snam progettare altri 50 chilometri di condotta.


“Tap – si legge in una nota della società – ringrazia il Governo italiano per questo traguardo, nel quale la decisione di contribuire all’apertura del Corridoio meridionale del gas si è sposata con la più attenta verifica del rispetto di tutte le previsioni di legge in materia ambientale come in quella della sicurezza. Tap – si conclude – manterrà il suo impegno per il dialogo con le comunità locali coinvolte e con l’intera Puglia per un’ampia informazione sull’avanzamento del progetto”.

13 marzo 2015

Gasdotto Tap, il progetto va avanti

CATEGORIA :   Rassegna stampa

Il Sole 24 Ore
13 marzo 2015, pg. 15

Pronunciamento del Tar Lazio

Il progetto del gasdotto Tap (approdo a San Foca nel Salento) può andare avanti. Il Tar Lazio ha respinto la richiesta della Regione Puglia di sospendere gli atti con cui i ministeri Ambiente, Mise, Interno e Tap, avevano detto che l’opera non andava assoggettata alla direttiva Seveso sugli impianti a rischio rilevante.

13 marzo 2015

Tap, i giudici non bloccano gli atti del ministero

CATEGORIA :   Rassegna stampa

La Gazzetta Del Mezzogiorno
13 marzo 2015, pg. 41

Il Tar Lazio respinge la richiesta di sospensiva nel ricorso sull’applicazione della “Seveso” alla Tap e condanna la Regione Puglia a pagare le spese processuali.

La terza sezione del tribunale amministrativo del Lazio non ha accolto l’istanza cautelare avanzata dalla Regione che aveva chiesto di sospendere l’efficacia della nota del ministero dell’Ambiente con cui si intendeva “superata ” la prescrizione a.13 del decreto Via, e quindi non applicabile al gasdotto Tap la direttiva “Seveso” sui rischi incidenti rilevanti.

Per i giudici, che si sono pronunciati al momento solo sull’istanza cautelare e non sul merito del ricorso, non sono ravvisabili, in questa fase, i presupposti del «pericolo di pregiudizio irreparabile», anche perchè è ancora in corso il procedimento per il rilascio dell’autorizzazione unica integrata presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, dopo il dissenso espresso dalla Regione sull’approdo a San Foca.

Nel ricorso presentato contro le note dei ministeri dell’Ambiente, dell’Interno e dello Sviluppo economico (difesi per legge dall’Avvo catura generale dello Stato) e nei confronti di Tap Ag Italia (rappresentata dagli avvocati Fabio Cintoli del foro di Roma e Luca Alberto Clarizio, Marco Lancieri e Francesco Cantobelli dello studio “Nextlaw” di Bari), la Regione ritiene applicabile le disposizioni alla cosidetta disciplina “Seveso ” (decreto legislativo 344 del 1999) al terminale di ricezione (Prt) ricadente nel territorio di Melendugno.

«Ad un primo e sommario esame della vicenda – si legge nell’or dinanza del Tar – appare allo stato controverso quanto sostenuto dalla Regione ricorrente in merito alla riconducibilità del Prt al concetto di “stabilimento” ai sensi dell’articolo 3, comma 1, lettera a del d.lgs. 344 del 1999, elemento di decisiva importanza ai fini dell’applicabilità della disciplina “de quo”». Il giudice amministrativo non rileva poi i presupposti di pericolo di pregiudizio irreparabile in quanto è ancora aperto il procedimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

30 gennaio 2015

Il Tar sblocca il gasdotto «È un’opera strategica»

CATEGORIA :   Rassegna stampa

Corriere del Mezzogiorno
30 gennaio 2015, pg. 3

Ieri il deposito dell’ordinanza della seconda sezione bis del Tribunale del Lazio Accolte le ragioni di Tap e dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente

«Opera strategica e di preminente interesse per lo Stato». I lavori di carotaggio a terra di Tap devono per questo riprendere «al fine di poter compilare la progettazione esecutiva». Sono due passaggi dell’ordinanza del Tar del Lazio che, ieri mattina, ha così accolto il ricorso presentato da Trans Adriatic Pipeline contro il Comune di Melendugno.

Alla base del contenzioso amministrativo c’è l’ordinanza di sospensione dei lavori, firmata il 7 ottobre scorso dal dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Melendugno Salvatore Petrachi, con la quale erano stati sospesi i lavori di Tap per la mancanza di alcuni pareri, primo fra tutti quello paesaggistico. Tap ieri ha annunciato che, «compatibilmente con i tempi necessari alla mobilitazione dei tecnici e della strumentazione, i sondaggi riprenderanno nei prossimi giorni». In ogni caso, il 10 giugno è già stata fissata l’udienza per la discussione nel merito del ricorso.

La vicenda Tap, dunque, va avanti tra carte bollate e iter amministrativo. Un iter che, dopo la conferenza dei servizi del 3 dicembre 2014, ha avuto una brusca accelerata proprio lunedì scorso, quando il ministero per lo Sviluppo economico ha concesso due mesi di tempo per trovare un’intesa con la Regione Puglia su un sito alternativo a Melendugno. Diversamente, sarà il Consiglio dei ministri a scrivere la parola fine su questa vicenda. Quanto ai rilievi della Soprintendenza ai Beni archeologici di Lecce e all’invocata applicazione della normativa Seveso in sede di conferenza per l’autorizzazione unica, il ministero li ha ritenuti superati. Ed è proprio il luogo di approdo del gasdotto, la marina di San Foca, località San Basilio, al centro della ferma opposizione del territorio.

Secondo il progetto Tap, il gasdotto partirà dalla frontiera greco-turca, attraverserà Grecia e Albania per approdare a Melendugno dopo un tragitto via terra e sul fondo del mare di circa 870 chilometri. Trasporterà il gas naturale proveniente dall’area del Mar Caspio (Azerbaigian) in Italia e in Europa grazie all’immissione nella rete di Snam, che avverrà nel terminale di Masseria del Capitano, una località nell’entroterra di Melendugno distante otto chilometri dal punto di approdo del gasdotto.

L’ordinanza depositata nella tarda mattina di ieri, dopo l’udienza tenuta mercoledì, lascia poco spazio alle ragioni di chi si oppone al progetto, primo fra tutti il sindaco di Melendugno Marco Potì. Nel dispositivo si legge, infatti, del «prevalente interesse pubblico alla realizzazione dell’infrastruttura», della inutilità del nulla osta paesaggistico, della non «alterazione permanente del territorio» e della portata ridotta dei carotaggi.

In pratica, pieno accoglimento delle ragioni di Tap, rappresentata in udienza dagli avvocati Luca Alberto Clarizio, Marco Lancieri, Francesco Cantobelli e Fabio Cintioli, ma soprattutto dei ministeri dello Sviluppo economico e dell’Ambiente, oltre che della Prefettura di Lecce, rappresentati dall’Avvocatura generale dello Stato.

Come Davide contro Golia, a contrastare le ragioni di Tap c’era il solo Comune di Melendugno, difeso dall’avvocato Mariano Alterio. Non c’era la Regione Puglia, che pure ha espresso parere negativo sulla localizzazione del terminale in agro di Melendugno e sull’approdo del tubo a San Foca. Anche se, proprio da Melendugno parte ora un richiamo forte agli uffici di via Capruzzi, che potrebbero ancora avere un ruolo nell’ultima – e forse decisiva – fase dell’iter burocratico. La battaglia No Tap non si ferma. Il movimento attivo sul territorio andrà avanti per la sua strada, così come farà il sindaco Potì, intenzionato a giocare tutte le carte in suo possesso per evitare la realizzazione dell’infrastruttura. Nonostante le forze in campo non sembrino equilibrate.

30 gennaio 2015

Gasotto Tap, il Tar fa riavviare i carotaggi

CATEGORIA :   Rassegna stampa

Il Sole 24 Ore
30 gennaio 2015, pg. 9.11

Il Tar del Lazio «sblocca» i carotaggi per il gasdotto Tap nel Salento e il ministero dello Sviluppo economico accelera sull’autorizzazione finale, delegando Palazzo Chigi e sottolineando che è strategica l’opera destinata a portare in Italia dall’Azerbajian, via Grecia, Albania e Mar Adriatico, 10 miliardi di metri cubi di gas l’anno (raddoppiabili) con un investimento di 40 miliardi.

Risale ai primi di ottobre l’ordinanza con la quale il Comune di Melendugno (Lecce) nella cui marina ricade San Foca, punto di approdo del gasdotto, ha fermato i carotaggi avviati da Tap appena qualche giorno prima. Il Comune contestò l’inadeguatezza delle autorizzazioni in possesso di Tap mentre la società affermò di essere in regola col decreto rilasciato dalla Prefettura di Lecce.

La battaglia si è poi spostata al Tar del Lazio, dove Tap ha impugnato l’ordinanza chiedendone la sospensione. Dopo una prima udienza a dicembre, ieri i giudici si sono espressi. «I carotaggi – scrive il Tar – sono quelli per i quali non è risultato necessario il nulla osta paesaggistico come si evince dal provvedimento prefettizio».

I rilievi nel terreno «non comportano un’alterazione permanente del territorio e hanno portata ridotta» e infine risultano urgenti «al fine di poter compilare la progettazione esecutiva dell’opera». Per il Tar del Lazio, «nella comparazione degli interessi appare prevalente l’interesse allo svolgimento delle indagini di carotaggio», quindi ordinanza sospesa e via libera al riavvio dei lavori. Non ha ancora deciso il comune di Melendugno se fare appello al Consiglio di Stato oppure giocare la partita nell’udienza di merito del 10 giugno.

Il progetto Tap però avanza, anche perché nel frattempo il Mise ha rimesso alla presidenza del Consiglio «il procedimento per l’autorizzazione alla costruzione ed esercizio» del gasdotto. La conferenza per l’autorizzazione unica, infatti, svoltasi al Mise agli inizi di dicembre «non dà spazio a margini di ulteriori tentativi di superamento del dissenso ai fini dell’intesa sull’opera» e quindi sarà Palazzo Chigi a dare il via libera.

Il sito – dovrebbe ormai essere pacifico – sarà quello di San Foca, anche perché da fine agosto a oggi, ovvero da quando il gasdotto ha ricevuto dal ministero la Valutazione di impatto ambientale, il tavolo insediato dalla regione Puglia con i comuni dell’area salentina non ha prodotto indicazioni alternative e la stessa regione, nella conferenza al Mise, ha solo ribadito il suo dissenso sul punto di approdo. Che invece, per il ministero dell’Ambiente, è il migliore e consente la più efficace mitigazione dell’impatto.

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