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6 dicembre 2016

Quando c’è la scienza, c’è la salute e quando c’è la salute c’è la sanità

CATEGORIA :   #Nextopic
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“SANITA’ Vs SALUTE” che si è tenuto venerdì 2 dicembre nel foyer del Teatro Petruzzelli, aveva l’obiettivo di discutere di salute, sanità, ricerca e innovazione. A nostro modo di vedere l’attuazione del diritto alla salute richiede un’organizzazione sanitaria efficiente, fondata sulla ricerca, l’innovazione scientifica e tecnologica. La gestione sanitaria si sviluppa su un campo di regole nel quale si misurano quotidianamente, anche con conflitti, amministrazioni, operatori del settore e utenti. Molto può essere fatto ancora; in tal senso è necessario che la politica abbia sguardo lungo per immaginare un’organizzazione sanitaria moderna con al centro il cittadino e il suo bisogno di salute. In questo contesto lo spazio per la ricerca fatta per i cittadini appare rimettere al centro il ruolo della scienza. Riportare quanto emerso da questo confronto pensiamo sia utile ad alimentare il confronto su un tema così ampio e delicato proprio perché ha impatto sulle persone.

Dalle parole della senatrice a vita Elena Cattaneo, docente di Farmacologia dell’Università degli Studi di Milano, (autrice del recente libro ‘Ogni giorno. Tra Scienza e Politica’ e biologa di fama mondiale grazie ai suoi studi sulla malattia di Huntington, patologia neurologica degenerativa.) emerge che la ricerca scientifica non ha altro scopo se non quello di garantire il benessere del cittadino. Su questa stessa strada devono procedere anche le istituzioni, legando le loro scelte alle necessità del Paese. Così si è espressa la Cattaneo:

“Non mi stanco mai di ripetere che si deve dare la possibilità alla scienza di affiancare chi è chiamato a prendere decisioni pubbliche. Invece spesso accade il contrario; è successo anche qui in Puglia con la vicenda Xylella, dove gli scienziati che all’Università di Bari e al CNR studiavano come debellarla sono stati indagati dalla magistratura anche perché sospettati di avere introdotto il batterio. Quando le strade di scienza e istituzioni pubbliche si dividono si genera un cortocircuito e chi ne paga le conseguenze è il cittadino».

L’intervento di Nicola Costantino, professore ordinario di Ingegneria Economico Gestionale del Politecnico di Bari – ci ha indicato che i dati statistici confermano che in Italia qualità e durata media della vita si attestano ai livelli più elevati nei confronti internazionali, nonostante una spesa sanitaria, in termini percentuali rispetto al PIL, inferiore alla media europea e statunitense. Ha aggiunto Costantino:

”Preoccupa la deriva culturale, sottolineata dalla professoressa Cattaneo che induce la politica a prese di posizione irrazionali su temi come l’impiego delle cellule staminali, gli OGM e la lotta alla xylella. Un sorta di Medioevo cui va opposto un “nuovo illuminismo” che solo la comunità scientifica può, e deve, proporre con forza”.

Diversa è stata la posizione di Tommaso Fiore, professore ordinario di Anestesia e Rianimazione all’Università degli Studi di Bari che ha affermato:

Da una lettura costituzionale del binomio salute-sanità si è passati allo sviluppo teorico di una contraddizione basata sui concetti di “stili di vita”, da una parte, e di “sostenibilità finanziaria”, dall’altra. In pratica, chi si ammala se l’è andata a cercare e per di più fa spendere soldi. Con buona pace dei determinanti fondamentali della salute (reddito, occupazione, istruzione) il cui studio, insieme all’elaborazione di indicatori di equità, è lasciato a pochi volenterosi sognatori. Intanto avanzano le differenze regionali di assistenza, la cui responsabilità è sbrigativamente attribuita ad incapacità gestionali, ignorando la storia”.

Sul tema della sanità pugliese, alla luce del Piano di riordino ospedaliero, approvato in questi giorni dalla giunta regionale, è intervenuto il commissario straordinario di ARES Puglia Giancarlo Ruscitti che ha affermato che:

Le professionalità nella nostra Regione sono tante e di buon livello, ma occorre apprendere velocemente il valore del “lavorare in rete”, che rappresenta una delle leve con cui le regioni più efficienti riescono a soddisfare i bisogni sanitari e sociosanitari della popolazione residente. Il riordino della rete ospedaliera sarà di stimolo per un’organizzazione territoriale capace di “farsi carico” delle cronicità e della quota crescente di popolazione anziana e al tempo stesso consentire una più consapevole gestione dell’infanzia e dell’età evolutiva. Infine è obiettivo fondamentale perseguire con successo il ricambio generazionale delle nostre professionalità”.

Per vivere in buona salute occorrono condizioni ambientali, climatiche e alimentari sostenibili e un’organizzazione sanitaria in grado di garantire a chiunque il diritto alla salute. Obiettivo che può realizzarsi in presenza di due condizioni: se si riconosce alla scienza, alla ricerca e all’innovazione tecnologica la funzione di leva per la crescita e lo sviluppo delle comunità; se la politica possiede la visione e lo sguardo lungo per immaginare e allestire programmi che abbiano al centro la salute dei cittadini.

20 febbraio 2016

Smart Cities, rigenerazione urbana e isole di disconnessione. Le parole chiave di Visibile Vs Invisibile.

CATEGORIA :   #Nextopic
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La tecnologia da sola non basta. La via maestra per le Smart Cities passa per una necessaria visione di insieme delle aree urbane nella loro interezza e complessità. Questo il messaggio di ‎Visibile Vs Invisibile‬, il secondo appuntamento del ciclo #‎Nextopic, incontri dove gli opposti si incontrano.

Il folto pubblico accorso al Teatro Margherita per assistere all’incontro organizzato dallo Studio legale Nextlaw ha partecipato con interesse all’appassionato dibattito sul futuro delle città. Ispirati da “Le città invisibili” di Italo Calvino, gli ospiti della serata – Stefano Boeri, Pino Bruno, Stefano da Empoli e Alessandro Zerboni, coordinati dall’avvocato Luca Clarizio – hanno evidenziato quei concetti chiave da cui lo sviluppo urbano non può prescindere: sostenibilità, ambiente, reti e condivisione.

È importante ribadire come l’orizzonte delle Smart Cities sia molto più di una mera prospettiva futura. Una città intelligente è una possibilità concreta e tangibile, a patto che muti l’approccio degli amministratori locali.

Stefano Boeri è partito dall’esperienza del Bosco Verticale a Milano per tracciare la via dello sviluppo urbanistico che ci attende nell’immediato futuro. La rigenerazione urbana è la ricetta per ridisegnare la fisionomia delle città: re-immaginare spazi, sostituire edifici datati ormai inadeguati con soluzioni più efficaci dal punto di vista energetico e ambientale. Biodiversità e sostenibilità sono concetti fondamentali per la sopravvivenza degli ecosistemi urbani.

Dal punto di vista strategico le reti acquisiscono ancora oggi notevole importanza. Poco importa che si parli di infrastrutture tecnologiche o vie di trasporto. Come ha ricordato Stefano da Empoli, una capillare rete di comunicazione viaria fu la chiave del progresso dell’Impero Romano. Oggi, al tempo di Internet, la missione è affinare l’analisi e la conoscenza dell’enorme mole di dati recuperati dalle reti informatiche su ogni aspetto della vita quotidiana, per fornire a tutti – cittadini e amministratori – strumenti che supportino al meglio le decisioni strategiche sul territorio.

Credere che il semplice ricorso alla tecnologia sia di per sé sinonimo di svolta “intelligente” per le città è una tentazione in cui non bisogna lasciarsi indurre, ha sottolineato Pino Bruno. Amministratori lungimiranti devono usare la tecnologia per semplificare e migliorare la vita dei cittadini, secondo i reali bisogni di questi ultimi. Spacciarsi per innovatori e innestare artefatti tecnologici per cercare il colpo ad effetto senza alcuna pianificazione produce reti monche, sconnesse e prive di significato.

Alessandro Zerboni ha raccontato il lavoro che il gruppo Enel sta portando avanti nelle città italiane, tra cui non ultima Bari. La gestione intelligente di distribuzione e consumo di energia elettrica, nonché la realizzazione delle colonnine per la ricarica delle auto elettriche, rientra in questo disegno complessivo. All’interno dell’ambizioso progetto Futur-E è prevista la riqualificazione dell’impianto termoelettrico situato in prossimità del quartiere Stanic.

Nelle città delle connessioni perpetue, ha concluso Boeri, bisogna immaginare spazi di disconnessione dove rifuggire dal costante flusso di informazioni. Affinché l’interconnessione fra persone e oggetti non si trasformi presto da valore aggiunto a incubo del progresso “a tutti i costi”.

13 febbraio 2016

Visibile Vs Invisibile. Secondo appuntamento con #Nextopic

CATEGORIA :   #Nextopic
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Nextlaw presenta “Visibile Vs Invisibile”, il secondo appuntamento di Nextopic, in collaborazione con la Libreria Laterza Ispirati dalle pagine de Le città invisibili di Italo Calvino, gli ospiti della serata si confronteranno sul futuro delle città, su come realizzare infrastrutture sostenibili, materiali e immateriali.

E poi si parlerà delle reti di conoscenza e di tecnologia, del ruolo della cultura e della bellezza. Insomma, delle Smart City: città intelligenti per cittadini intelligenti. Senza smarrire il senso di Nextopic, “luogo di incontri dove gli opposti si incontrano”.

INTERVENGONO

Stefano Boeri
Architetto, professore di Progettazione Urbanistica Politecnico di Milano e autore del libro “Un bosco verticale” – ed Corraini

Pino Bruno
Giornalista, direttore Tom’s Hardware

Stefano da Empoli
Presidente dell’istituto per la Competitività professore di Economia Politica Università Roma Tre

Alessandro Zerboni
Project manager Futur-E Enel

COORDINA

Luca Clarizio
Nextlaw – Avvocati

Le adesioni saranno raccolte fino a esaurimento dei posti disponibili all’indirizzo email
nextopic@nextlaw.it

23 dicembre 2015

Appunti dal Nimby Forum 2015: intervista a Alessandro Beulcke

CATEGORIA :   #Nextopic
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Cresce il fenomeno Nimby in Italia. Not in My Back Yard, “Non nel mio cortile”, è l’acronimo che comprende in sé tutti in casi in cui una forte opposizione territoriale – spesso di natura ideologica – rallenta di fatto l’insediamento e lo sviluppo di insediamenti industriali e opere pubbliche.

Sono ben 355 i progetti contestati nel nostro Paese. Al netto di quelle proteste “giuste”, studi di settore dimostrano come la mancata realizzazione di opere strategiche comporterà una riduzione del Pil italiano del 2,1% entro i prossimi 16 anni.

Gli antidoti? Un più efficiente sistema di governo, certamente. L’introduzione del dibattito pubblico nel sistema legislativo italiano per coinvolgere sin dalle prime battute le popolazioni locali alla discussione sui grandi interventi industriali e, soprattutto, una comunicazione finalmente sganciata dalla “polemica a tutti i costi”, in grado di ricollocare nella giusta dimensione i focolai di protesta che nascono sui social network e fare, finalmente, corretta informazione.

A conclusione della Decima Edizione del Nimby Forum, a cui Nextlaw ha preso parte, l’avv. Luca Clarizio ha rivolto alcune domande ad Alessandro Beulcke, presidente di Aris, l’associazione che ha promosso l’iniziativa.

Salve dott. Beulcke, per iniziare un commento sull’ultima edizione Nimby Forum
L’Osservatorio Media Permanente Nimby Forum nasce nel 2004 con l’obiettivo specifico di analizzare nel nostro Paese il fenomeno delle opposizioni territoriali nei confronti di insediamenti industriali e opere pubbliche. La scelta di procedere attraverso il monitoraggio dei media deriva innanzi tutto dall’assenza di un database nazionale che elenchi in maniera esaustiva le opere in fase di progettazione o realizzazione e di quelle, tra esse, che subiscono contestazioni di carattere politico, ambientale o popolare. L’Osservatorio ogni anno conta un numero sempre crescente di contestazioni, segno che nel nostro il fenomeno Nimby ha ormai attecchito. Come dimostrano gli ultimi dati della decima edizione del Nimby Forum appena presentati alla Camera, ad oggi sono ben 355 i progetti contestati contro i 336 del 2013 (+5%).

Pensa che il dibattito pubblico, declinato nella forma di un confronto ordinato, possa costituire l’antidoto ai fenomeni nimby?
Certamente sì. L’introduzione nel sistema legislativo italiano del dibattito pubblico come procedura preventiva di concertazione con la popolazione locale nella fase di localizzazione delle opere, sicuramente semplificherebbe le procedure autorizzative di molti grandi interventi infrastrutturali. Questo strumento di partecipazione, che in Francia esiste da più di vent’anni, garantirebbe il coinvolgimento e la partecipazione di tutte le parti favorirebbe il superamento della situazione di stallo in cui versa il nostro Paese, ma non la totale risoluzione del problema. Spesso i tanti “no” sono dovuti più a motivazioni di tipo ideologico che fattuale. Per poter liberare l’Italia dalla malattia del “no a tutto”, bisognerebbe non solo rendere più efficiente il sistema di governo, ma fare anche della buona comunicazione. Fondamentale però che il dibattito pubblico non si sovrapponga ad altre innumerevoli norme.

In che modo i social media potrebbero riequilibrare la narrazione pubblica su innovazione e sviluppo?
Oggi giorno i social network occupano uno spazio fondamentale nella vita di tutti noi, la espandono, la arricchiscono di relazioni e informazioni. Facilitano la gestione dei rapporti sociali e la comunicazione e lo scambio di informazioni. Ma il discernimento resta la bussola con cui orientarsi nell’infosfera, l’ambiente perennemente connesso in cui tutti noi ci muoviamo e viviamo e in cui tutti siamo al tempo stesso riceventi ed emittenti di dati. La capacità di filtrare ciò che è corretto, soprattutto in campo scientifico, dal resto, è il salvagente per galleggiare nel mare magnum delle informazioni. Ma se un blogger capace, o uno youtuber evoluto, oggi sono in grado di contrastare (e vincere) sul piano comunicativo con l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, è chiaro che abbiamo un problema. La disinformazione mina l’autorevolezza scientifica e, in ordine tutt’altro che secondario, quella editoriale e dell’informazione. La rete invece amplifica ogni cosa. La comunicazione come scatola vuota, empty box, va riempita costantemente di contenuti, ma quelli corretti e verificati. Solo chi detiene i contenuti e le competenze, chi li trasporta e trasmette, chi fa informazione può riempire l’empty box e riequilibrare la narrazione pubblica su innovazione e sviluppo.

Quali sono i costi sociali pagati dall’intera comunità a causa delle opposizioni ad opere infrastrutturali autorizzate dopo articolati e complessi procedimenti amministrativi?
Prima di intraprendere un’analisi, di qualsiasi tipo essa sia, è necessario fare delle distinzioni e delle precisazioni. Ogni caso Nimby è un caso a sé e non è detto che tutte le contestazioni territoriali siano sbagliate. In un gioco spesso a somma zero, le variabili che conducono alla soluzione sono diverse. Nel caso Nimby tutto dipende dal contesto, dai progetti, dalle istanze e dalle dinamiche politiche. Guardando però alla globalità del fenomeno, i costi sociali esistono e si riverberano pesantemente sul Paese e sulla comunità. Basti pensare ai 640 mld di euro che l’Italia potrebbe perdere dal “non fare opere” strategiche. Secondo lo Studio 2015 dell’Osservatorio Cnf, da qui a 16 anni l’Italia perderà il 2,1% del Pil l’anno a causa dei mancati investimenti. È di fondamentale importanza affrontare il rilancio della competitività del sistema, definendo un governo delle regole chiaro, semplice, prevedibile non soggetto a mutamenti repentini. In tal modo si potranno attrarre investitori privati, contribuendo al contempo all’ammodernamento delle infrastrutture.

25 settembre 2015

Ecologia Vs Economia, prove di relazioni virtuose fra impresa, istituzioni e cittadini

CATEGORIA :   #Nextopic
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Quale strada per risolvere il diverbio ideologico fra Ecologia ed Economia? Risvegliare il sopito senso di responsabilità della politica e del mondo dell’informazione.

Questa la ricetta sottoscritta da Chicco Testa, Alessandro Beulcke, Giandomenico Amendola, Ernesto Somma e Clara Risso, ospiti del dibattito Ecologia Vs Economia,  primo dei quattro appuntamenti di #Nextopic – Incontri dove gli opposti si incontrano.

L’iniziativa è promossa dallo studio legale Nextlaw per restituire al dibattito pubblico “corpi intermedi di discussione e confronto”, come espresso più volte da Luca Clarizio, managing partner dello studio e, per l’occasione, moderatore dell’incontro.

La classe politica italiana deve riprendere coraggio e svincolarsi dalla preoccupazione di trovare consensi. Il refrain della serata assume sin da subito toni duri verso “l’inanità della élite italiana che non garantisce sviluppo e innovazione”, come ammonisce Chicco Testa. Da faro della vita pubblica, la politica si ritrova oggi costretta a “ricercare l’utilità marginale dell’ultimo voto possibile – come descrive Giandomenico Amendola – e ciò finisce per delegittimare valore e ruolo delle istituzioni”.

“Il bisogno di accrescere il consenso da parte della classe dirigente svilisce competenze ed autorevolezza della comunità scientifica, meno libera di esprimersi secondo propri criteri” – dichiara nel proprio intervento Giorgio Assennato, direttore di ARPA Puglia. Ne consegue, da un lato, una generale perdita di fiducia nei confronti della scienza, alla mercé della “stregoneria del nuovo millennio” ben capace di diffondere paure e idee reazionarie a buon mercato tramite blog e social network; inoltre, una politica in perenne “chi va là” trasforma la certezza delle norme in un’utopia irraggiungibile, piatto indigesto per investitori – locali ed internazionali – che, di fatto, finiscono per preferire altri lidi.

Di diverso avviso Carla Tedesco, assessore all’urbanistica del Comune di Bari, secondo cui occorre sottoporre i procedimenti al vaglio della “conoscenza diffusa”; posizione, questa, contestata da Testa, perché in questo modo “si negherebbero gli esiti scientifici degli organismi deputati ad accertare la sostenibilità degli impatti ambientali”.

“Anche il mondo dell’informazione è chiamato ad un maggiore senso di responsabilità – aggiunge Alessandro Beulcke – Dar voce a tutti è importante ma la competenza deve restare l’elemento sovrano”. “Valori come quello della decrescita felice – aggiunge Ernesto Somma – sono falsi e fuori dal tempo, in virtù di una popolazione che tende ad invecchiare e, quindi, ad aver bisogno di cure”.

Il caso Tap in Puglia è l’esempio di come sia possibile inquinare le scienze ambientali con ideologia allo stato puro e fermare un’opera progettata con un’alta sensibilità ecologista. “L’impatto di Tap sul territorio salentino sarà minimo – rassicura Clara Risso – Avremo cura di lasciare inalterato il paesaggio, costa e ulivi compresi. Ciò che consente a TAP di essere compatibile con l’ambiente sono le scelte di progetto e le tecnologie usate per minimizzare gli impatti, nonché – conclude la country manager – il quadro normativo molto stringente che prevede l’adempimento di prescrizioni a tutela dell’ambiente in ogni fase del progetto, prima, durante e dopo la realizzazione dell’opera”

17 settembre 2015

Ecologia vs Economia, il dialogo possibile

CATEGORIA :   #Nextopic
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Le hanno definite posizioni inconciliabili. Da un lato le istanze degli ambientalisti, pronti a scendere sul piede di guerra ogni volta che gli equilibri della natura paiono minacciati dalla mano dell’uomo. Dall’altro lo sviluppo, necessario all’uomo per progredire, semplificare le azioni quotidiane e permettere alla comunità una crescita armoniosa. Potranno mai dialogare?

Ci proveremo mercoledì 23 settembre alle ore 17:30, presso il Circolo canottieri Barion di Bari, nell’incontro Ecologia vs Economia, primo appuntamento di Nextopic, ciclo di incontri organizzato dallo studio Nextlaw.

Gli ospiti. Al dibattito parteciperanno Chicco Testa, presidente di Sorgenia e autore del libro ‘Contro (la) natura’, Giandomenico Amendola, professore ordinario di Sociologia urbana dell’Università di Firenze, Alessandro Beulcke, presidente di Aris/Nimby Forum, Clara Risso, country manager TAP ed Ernesto Somma, ordinario di Economia industriale dell’Università di Bari. Coordinerà il dibattito Luca Clarizio, avvocato e managing partner di Nextlaw.

È possibile partecipare all’incontro inviando una email a nextopic@nextlaw.it

15 settembre 2015

#NEXTOPIC – Incontri dove gli opposti si incontrano

CATEGORIA :   #Nextopic
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Dove nasce Nextopic? Ogni giorno Nextlaw si occupa di temi d’interesse generale. Sulle scrivanie degli avvocati dello studio passano in rassegna regolamenti, provvedimenti e decisioni che toccano aspetti sensibili e centrali della vita pubblica di un’intera comunità: ambiente, salute, pubblico & privato, infrastrutture.

Impensabile restare fuori dalle conversazioni che quotidianamente affrontano gli argomenti trattati dallo studio senza poter dire la nostra.

La forza del confronto. Crediamo che il mondo non sia basato solo sul fragile equilibrio fra forze contrapposte. Davvero ha ancora senso alzare barricate fra visioni percepite come distanti? Innovazione e sviluppo – economico e sociale – pretendono qualcosa in più di una sfiancante conversazione fra sordi.

Questo è l’obiettivo di #Nextopic: diventare luogo di conversazione, dove le opposte visioni si incontrano per trovare una strada da percorrere insieme.

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